13 giugno 2006

Novecento

“A me ha sempre colpito questa faccenda dei quadri.
Stanno su per anni. Poi, senza che accada nulla, ma dico nulla, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran.
Cos’è che succede ad un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un istante, è quello, fran.
Oppure lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato: “Guarda io mollo tutto fra sette anni”, “Per me va bene”, “Okay allora intesi per il 13 maggio”, “Okay, verso le sei”, “Facciamo sei meno un quarto”, “D’accordo, allora buona notte”, “’notte”.
Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ne esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale, e leggi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi “io devo andarmene da qui”. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio....”
Alessandro Baricco

2 Comments:

Anonymous Anonimo said...

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Anonymous Anonimo said...

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